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Atanasio"La verità è una terra senza sentieri" February 15 Anelli vermigli. (Il suono della fausta riva)."Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio". Cade innanzi e può in silenzio ruggire (carni asperse d'incerti righi vermigli, com'è costume)
oppure, esangue sarmento, disperdersi ferale.
Celava tenace l'astro l'abbrivo, mostrandosi opaco;
era invece incauto e tremante da mistero stivato nei corpi.
E rivela con vento e stoffa vermiglia
un suono come da fausta riva. February 16 Casualità necessitata (niente reliquiari).Questo sputo di cenere amalgamata su cui soffia il Verbo.
Una casualità necessitata che è più dura da digerire quanto più la accettiamo come Verità.
Volsi le spalle all'evidenza e lei mi colse di soppiatto, nella notte con tutto il vigore che solo questa può portarsi con sé.
Un gentile volto di rarefatta bellezza,
cespuglio di anelli corvini e eburnee risa tra parentesi vermiglia.
In fondo al turchese degli occhi alberga l'essenza inscoperta.
(Perché tacere? Non sono stato stimato forse degno di avere intelligenza diretta delle cose? Un inesauribile senso di amarezza che mi coglie e mi pervade. Entrano in me essenze altrui e non posso liberarmene. Sopraossi che sarebbero da rimuovere chirurgicamente).
"Ogni giorno nasce un fiore dentro al giardino dell'amore
ogni giorno cose nuove dentro al giardino del mio cuore
non è mai uguale cambia il vento, arriva il temporale
non è mai normale lacrime che un sorriso può asciugare".
(Luca Carboni).
Le contingenze ci modificano e un testo può cambiare volto (lo si spedisce ad un indirizzo nuovo).
Qualcosa si rompe.
Niente reliquiari.
December 11 Diapason.Fino a che punto la non trattazione di un argomento può essere considerata un vulnus? Non tratto mai di sentimenti. O meglio, tratto di sentimenti ma sempre in maniera poco circostanziata e personale.
Nemmeno detta così è giusta.
Smetto di ragionarla a contrario.
Tratto di sentimenti, di quel magma vitale che si muove sotto fibre ultime, che mi tiene unito e mi divide. Tratto dell'essenza del sentimento come soggetto che lo possiede ma non ne è proprietario. Non proprietario esclusivo, perlomeno.
Non tratto dei soggetti esterni. Di quei nomi, situazioni precise, circostanze ben delimitate che compongono la mia vita e che sono le sollecitazioni dalle quali poi nasce l'onda del mio sentimento.
Tratto del diapason ma non dell'oggetto che l'ha colpito.
Troppo spesso la contingenza appare necessità:
esiste un vuoto pieno di oggetti, di persone, di cose, di avvenimenti avvenuti e che vorremmo lo fossero,
un'intelligenza di cui siamo inconsciamente coscienti.
November 26 Lo sciovinismo della parola. (Infine buio).Una piccola stanza affogata di scura lignea mobilia. Su uno scrittoio una lampada accesa e un computer portatile spento. Poi si alzano gli occhi e dai due bulbi della finestra tetti e montagne e il suono, vago e lontano, di una campana a messa.
<<Devo ridurre. Dividere, sottrarre, mai sommare. Ridurre ridurre ridurre... s c a r n i f i c a r e>> in un crescendo stridulo di voce.
La maniglia dell'unica porta si piega gentilmente, rumore del girar sui cardini, un fine cigolìo che appena si percepisce e già scompare.
<<Signore, una visita per lei>>, non suona come domanda, non si presuppone una risposta. E' una amorevole sentenza. <<Prego>>, aggiunge con tono più basso, ma non rivolto al primiero occupante della stanza che non si volta, seguendo, ora a voce più bassa i propri pensieri precedenti.
Un giovane fa ingresso; barba ben rasata, vestito di jeans verdi, camicia a righe bianche e blu sottili, giacca marrone di lana cotta, ai piedi calzature di pelle scura, lucide; la porta si richiude dietro di lui: ora è solo con la vegliarda figura ancora tutta compresa in sé: <<Maestro, sono Enea>>. Il vecchio riprende coscienza dello spazio circostante e i suoi occhi adesso si fissano sul mondo esterno che riavanza e prende finalmente e totalmente possesso della sua realtà.
<<Oh Enea, riusciremo mai a raggiungere la scarnificazione totale? Ci hanno provato in molti sai?! Tu sei necessitato dal destino. Compartecipa di lui, fatti strumento>>, reclina leggermente il capo. Alla fioca luce della lampada del tavolo Enea nota la velatura madida della fronte del Maestro. I bianchi capelli, sfibrati, ora argentini nell'artificio della lampadina, si coricano fin sulle spalle.
<<Maestro.Voi mi pensate migliore di quel che io sono, Come potrei mai farmi strumento di una cosa così grande come il destino?!>>.
<<Non sei tu a poter scegliere Enea. Lui ti verrà a cercare, anche su una nave in capo al mondo e sarai costretto a gettarti in acqua...>>, una pausa e reclina il volto e la vista a terra, da lì parla ancora: <<Ma siediti. Ho da raccontarti tante cose ancora. Lascia che io ti parli di me e che il tempo si sottragga per un po' al sentimento che ne ho>>.
Il giovane, impiega qualche secondo nell'osservare la stanza che è tutta in ombra tranne lo scrittoio, si abitua alla minore luce e si dirige verso una sedia, nell'angolo, vicino alla porta. Si siede vicino al maestro che adesso lo osserva, sorridente. E' stanco, vecchio, solcato. Ne ha anche lui coscienza.
<<Cosa ci rende così attaccati alle parole? Perché dipendiamo così tanto dal linguaggio? Siamo funzioni di verità e dipendiamo da ciò che ci costituisce. Dalla singola ricostruzione dei fatti che ci rappresentiamo>>.
<<Ma Maestro, ma se prima mi avete detto che devo farmi strumento di qualcosa di diverso da me... Il destino avete detto...>>. Il vecchio stringe le palpebre come a voler indagare un punto preciso davanti a sé: <<Sciovinismo della parola. Questa è l'indicazione della mia teoria. Ho impiegato anni a comprendere una verità che ci riguarda: siamo le parole che utilizziamo per comprendere i fatti. La verità ci rende quella libertà che la parola ci sottrae. E' necessario comporre il linguaggio interiore di frasi veritiere>>.
<<Ma Maestro, non capisco. Se siamo noi a rappresentare noi stessi, cosa c'entra il destino?!>>.
<<Tu ti fermi prima di arrivare. Il percorso è ancora lungo. Ora voglio riposare>>, con un gesto della mano scuote l'aria simbolicamente.
Si alza. Al primo passo vacilla, rischia di ricadere sulla sedia. Il giovane scatta e tenta di afferrarlo per il braccio per sorreggerlo. Teme che rovini a terra. Il vecchio riprende equilibrio, scostando nello stesso momento l'appoggio offertogli.
<<La materia è semplice, Enea. E'la sua descrizione che ci complica l'esistenza, il tentativo di declinarla in ciò che essa non è>>, proferisce, mentre s'avvicina al letto ancora sfatto di candide lenzuola e rossa coperta, nella penombra.
Gli si indovinano pensieri dietro la fronte rugosa e stanchezza nelle malferme gambe. Entrambi pesi da troppo tempo sofferti.
<<E spegni quella lampada prima di uscire>>.
Gesto rapido di Enea, spegne.
Buio. November 22 Pesante pietra splendente."Ero io su quella strada
ma tu non riuscivi a vedermi troppe luci fuori, ma da nessuna parte qua vicino ero io su quella strada non riuscivi ancora a vedermi e poi le lampade ed esplosioni le strade finiscono e si avvicinano abbiamo coperto la distanza ma non assieme sono la tempesta, sono il miracolo e gli incubi luminosi e le esplosioni improvvise non so cosa chiedere di più mi è stato dato un solo desiderio riguarda te e il sole una corsa mattutina la storia del mio creatore quel che ho e per il quale soffro ho l'orecchio d'oro taglio e trafiggo e cos'altro c'è? le strade finiscono e si avvicinano abbiamo coperto la distanza ma continuiamo a non farlo assieme se sono la tempesta, se sono il miracolo avrò degli incubi luminosi? e le esplosioni improvvise non c'è nessuna stanza dove posso andare e tu hai anche dei segreti Non so cosa chiedere di più mi è stato dato un solo desiderio". Tanti sms, attestati di stima, credo.
Ma c'è un fulgore interiore che spazza via tutto il resto.
Una fine scossa che pervade le fibre e alla fine giunge sulla labbra che si distendono e sorridono e combaciano a quel pensiero mai lasciato andare via ma che trafigge ancora. Un ghiaccio infilzato nelle carni invisibili, quelle forse che residueranno comunque dopo l'orgia necrofila dei vermi sulle spoglie.
"riguarda te e il sole
una corsa mattutina la storia del mio creatore quel che ho e per il quale soffro" Quattro righe di canzone e una verità assoluta su di me, sul mondo, sulla condizione umana e sulle vane speranze di modificazione di ciò che accade.
Nonostante tutto, quella sottile scossa, interna alla spina dorsale, che sembra essere la spina dorsale, aria frizzante nella pancia, tremore, invano controllato, nelle mani.
TUNGSTENO
Il tungsteno (o wolframio) è l'elemento chimico di numero atomico 74. Il suo simbolo è W.
È un metallo di transizione duro, pesante di colore da bianco a grigio-acciaio, noto per le sue buone proprietà reologiche. Si trova in numerosi minerali, tra cui la wolframite e la scheelite.
In forma pura trova ampio impiego in applicazioni elettriche ed i suoi composti sono ampiamente usati nell'industria. L'esempio più notevole del suo utilizzo è la produzione dei filamenti delle lampadine, ma le sue leghe sono usate anche nell'industria aerospaziale.
Il tungsteno puro ha un colore che varia dal grigio acciaio al bianco, ed è molto duro. Si può tagliare con un seghetto per metalli quando è molto puro, mentre se è impuro è molto fragile e difficile da lavorare; il tungsteno viene lavorato tramite forgiatura, trazione o estrusione.
Il punto di fusione del tungsteno è il più alto di tutti gli elementi puri (3422°C): sue sono anche la più bassa pressione di vapore e la più alta resistenza alla trazione a temperature oltre i 1650°C fra tutti i metalli.
Ha una ottima resistenza alla corrosione, la maggior parte degli acidi minerali lo intacca solo debolmente. Sul tungsteno metallico si forma uno strato protettivo di ossido all'aria, ma questa protezione viene meno alle alte temperature, a cui l'ossidazione non viene fermata.
Quando viene aggiunto all'acciaio, il tungsteno ne aumenta moltissimo la durezza.
November 20 K550.Chiudi gli occhi e osserva.
Una criniera
che si muove
nel vento.
Una biga
ora libera
ora frustata dall'auriga (briglia, orecchio, bocca... schiuma).
Compartiti si muovono
e poi ripartono
nella realizzazione dell'Assoluto.
Il fiato che si inarca
e si espone al vento del mare
fazzoletto e vela trasporta e riporta
si ferma e riparte e rimuovendo commuove.
Poi scarta, il labbro è flesso
e bava bianca e poi rosa e poi bava e poi rosa.
Un unico di archi e fiati e, alla fine, la terra torna a se stessa e si sublima. Si innalza.
Comprende. E' sola. E' plurima. E' tutto
niente
Vive di riflesso
Si spegne. November 12 La consunzione del tempo, il tentativo di fuggire e Amore. (Lode all'Inviolato).Somma la vista
ad occhi chiusi sottrai la distanza e il terzo scoprirai che si espande e si ritrova dividi la differenza. (Battiato)
Esiste in me: esiste.
Pollice e indice e sottile filo. La trama delle Parche e Atropo che, distante, taglia l'uno, misericordiosa.
Lachesi volle che in quel teatro io incontrassi la proiezione dell'immagine che, in vario modo, m'aveva tutto invaso.
Una vile fila, da solo.
E poi il tutto e alza una poderosa colonna d'acqua il capodoglio e quegli occhi di sottobosco, nobili e ferini, mai incrociati, ma sempre fissi nei miei.
Un nocciola di ineluttabile e intrascurabile sentimento e quelle fiocine tutte ancora attaccate che straziano lancinanti.
Non ci si può dimenticare realmente della consunzione del tempo e di ciò che permane inconsunto nell'intatto tabernacolo.
"Quelli che onorano vane nullità
abbandonano il loro amore". Perché fossi ricondotto all'intelligenza delle cose fui inghiottito, nell'atto unico, e risputato, risorto, dal grande pesce.
October 29 Monstrum a Ferrara. (Prodigi d'Ercole).Una domenica di ottobre, insicura di se stessa ma migliore dei giorni precedenti.
La fine ha inizio:
"Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.
Cuius ánimam geméntem, contristátam et doléntem
pertransívit gládius".
Ercole e l'addizione. Il diamante indomabile e la muta accettazione del divino.
Enea, Ercole e la simbologia cristiana. Il Quattrocento simbolo e concretezza.
Il volto riverso
non vuole vedere.
Scaccia la carne e, tra gli occhi socchiusi, fa ingresso un barbaglio di infinito, unico puntello di comprensione.
Il destino indomabile.
Seduta sulla fredda morte sovrastata dalla fredda morte ragiona sull'eterna vita.
E' trascorso del tempo dal monstrum fabrianese fatto d'oro in pioggia, Danae feconda.
Impercettibile ma intensa e inesorabile scarnificazione: la parola.
Scarnificazione fino all'essenza in un gemito stampato in volto che si prolunga nei secoli.
Pietas, la risposta sospesa al gemere dell'animo trafitto da una sottile spada (stiletto).
October 17 IX Osservare l'incendio sulla riva opposta.
O CAPITANO! MIO CAPITANO!
[...]
Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà, la nave è all'ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito, la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta; esultate coste, suonate campane! Mentre io con funebre passo Percorro il ponte dove giace il mio Capitano, caduto, gelido, morto. (Walt Whitman)
"Insieme a te non ci sto più"
Esiste un'apprezzabile differenza tra abbandono e morte? Una differenza che aiuti a comprendere in quale modo le conseguenze emozionali potrebbero essere diverse?
E la comprensione di una cosa basta per averne il dominio?
Porsi domande significa, poi, avere intelligenza delle cose o non fa altro che aggiungere smarrimento come conseguenza delle stratificazioni delle tante questioni sollevate?
Come credere di non essere al Centro? Sono qui, ora, e intorno c'è il Tutto che divampa. Al Centro del Tutto stratificazioni di domande assurte a regole di comportamento.
Se si ha intelligenza della comprensione delle cose possiamo dominarla. Si può ottenere la vittoria maggiore, la definitiva: senza combattere.
September 30 Danae.Minerva Jones Sono Minerva, la poetessa del villaggio, (da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters).
Una pioggia d'oro che ingravida. Il divino scende e penetra e non rimane che farsi strumenti e assecondare, posseduti e attoniti. Nel sé violato si ingenera e cresce il superiore senso del Tutto che seminato attende di essere raccolto. "Le sento passeggiare nel cuore silenziose Una sublimazione e un salto nel vuoto del prima e del dopo: si apre una finestra, per un attimo, e poi niente è più uguale e tutto si confonde. Pioggia d'oro in interstizi di carne fertile e umani umori.
September 26 Codice di procedura.Esiste un codice delle cose.
Una sorta di strumento di misurazione e disvelamento di ciò che si cela dietro alle situazioni e agli accadimenti.
Mi pongo varie domande: mi interessa comprendere il codice? Se si, fino a che punto ho volontà di spingere la mia intelligenza su di esso?
E, d'altra parte, fino a che punto questa può arrivare? Uno scientista direbbe: fino in fondo. Un teologo direbbe: siamo finiti, possiamo raggiungere la finitezza.
Una persona di buon senso forse la porrebbe in maniera differente: si augurerebbe di non avere possibilità di raggiungere la piena conoscenza. Cos'è l'uomo senza ricerca? (fa molto socratico questa affermazione).
Uso un tono meno lirico ed ermetico in questo intervento e già me ne dispiaccio...
Forse è necessario, ogni tanto, spogliarsi per rivestirsi. September 24 Bianco, rosa stupito e bramoso. Bianco.C'è azione e super azione.
In un continuo spezzettamento del pensiero ci si rende qualcosa e poi il suo contrario.
L'arte è con riguardo al modo o al merito?
Gli eventi narrati si modificano nel tempo o permangono differenti per modalità di descrizione?
Un bimbo adagiato su un panno bianco.
Tutto è bianco: Il passato che tenta di permanere nel presente come fosse futuro è bianco
L'arte, in verità, è ciò che verrà poi, rosea, con gli occhi stupiti e bramosi; sgambetta proferendo parole incomprensibili.
Diventerà, codificandosi, di stessa cromia del tutto che esiste normato: compresa e inesistente. September 18 A Caso.Smalto nero e mani troppo grandi. Capelli castani ricci e freschi occhi blu.
Quei giorni perduti a rincorrere il vento In una giornata di difficile percezione delle cose.
Poco riposo, il lavoro stanca. Tanti pezzi che non coincidono e non si possono rimettere insieme. Sfugge sempre qualcosa.
Eppure un senso c'è.
Gente che parte e non mi saluta lettere che devo inviare e non invio situazioni da chiarire che non vengono chiarite.
Ci sforziamo, tutti, di trovare qualcosa che leghi, impercettibile, ogni soggetto che non sia al suo posto.
Un cielo vermiglio, squarci di azzurro rubino. Mi ricorda qualcosa che mi sfugge.
E' solo un testo. Metto parole in un sacchetto e le tiro fuori.
A Caso. September 03 Rose dai miei amici.Le storie che ci raccontiamo hanno un senso.
Nella lenta teoria degli amici (la lenta diligenza), si celano le trame di un fitto ordito.
Quando tutto tace, per un tempo che ci fingiamo infinito, il finito irrompe e scaglia saette d'oro sulle prominenze della nostra orografia interiore; scaglia saette per un tempo infinito.
Il senso infinito di queste parole si cela nella finitezza delle frasi e dei punti che le concludono July 18 Anchise e Iulo.Una ininterrotta serie di rivincite da sconfitte subite. Sconfitte belliche e sconfitte interiori.
Albalonga costruita, distrutta e poi la spina nel cuore della repubblica.
I padri che superano i figli che si vendicano a danno dei padri.
Nell'evolversi della genealogia ciò che doveva essere morto vive e splende ancor più che i vivi regnanti.
Una leggera veste che copre le brevi ed eburnee gambe Ebbrezza che spinge fuori dal fitto dei boschi e fa giungere alla radura dei sentimenti e di se stessi Occhi e ciglia di sogno e segreto, nocciola di terra e aratro, purpureo di sangue.
Giungesti nelle terre incolte e rimirasti le campagne vergini e l'idea della ricchezza che emanava l'incoltura Una ininterrotta serie di nascite e poi il dio e la Vestale e gli eroi e la storia attaccata ad un aratro: millenni di luce e felicità e vittoria nati da terra e fiera. Anchise e Iulo fatti di morte e poi luminoso futuro. |
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